Scientific Report of 1st ISIAT, Rome 6-8 October 2011

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Lo scorso 6-8 ottobre 2011 si è tenuta a Roma la prima edizione di ISIAT (International Symposium Intra-articular Therapy), il congresso internazionale interamente dedicato alla terapia infiltrativa intra-articolare.

Il congresso ha visto partecipare più di 300 specialisti provenienti da tutto il mondo, che si sono potuti confrontare sullo stato dell’arte della terapia infiltrativa, sulle aspettative e prospettive future. Il simposio è stato articolato in una parte formativa, dove i maggiori esperti di terapia intra-articolare hanno dato il loro contributo, ed in una parte formativa-interattiva in cui i vari esperti hanno potuto discutere su quelle che sono le nuove prospettive della terapia intra-articolare. Sono stati inoltre organizzati corsi teorico-pratici sull’utilizzo della tecnica ecografia nelle infiltrazioni di ginocchio, anca, caviglia, piccole articolazioni delle mani tra cui la trapeziometacarpale, spalla ed articolazioni sacroiliache.

Durante questo simposio si è parlato delle terapie ormai accettate e consolidate, ma sono stati affrontati anche nuovi ed interessanti temi.

Il Prof. Alberto Migliore ha tenuto una lettura magistrale sullo stato dell’arte della Viscosupplementazione in corso di artrosi dell’anca presentando i dati derivati dagli studi randomizzati controllati presenti in letteratura. Sono stati presentati anche i risultati di studi di coorte, i cui risultati dimostrano una riduzione dei sintomi del 40-50% che si mantengono nel tempo attraverso una ripetizione ciclica e una personalizzazione del trattamento. E’ stata sottolineata la necessità della guida ecografica nell’esecuzione dell’infiltrazione al fine di assicurare l’accuratezza della procedura e l’importanza della ciclicità del trattamento che consente la riduzione dei flares di malattia, la riduzione del consumo di farmaci analgesici/antinfiammatori concomitanti, la quale determina, in una determinata sottopopolazione di pazienti, il ritardo di protesizzazione con conseguente riduzione della spesa sanitaria.

E’ stato affrontato dal Dr. Evans il tema della terapia genica intra-articolare. L’utilizzo della terapia genica nel tessuto articolare è stato pionieristicamente effettuato per il trattamento dell’Artrite Reumatoide. I risultati preliminari incoraggianti hanno creato il presupposto per l’effettuazione di trial clinici. Il relativo successo di questo approccio terapeutico ha gettato le basi per il suo utilizzo nel trattamento di una patologia degenerativa cronica, come l’artrosi. Il razionale della terapia genica sta nel fatto che nonostante nuove proteine possiedano un grande potenziale nel trattamento dell’articolazione affetta da patologia degenerativo-infiammatoria, non è facile veicolarle nella sede articolare. Le proteine non possono essere assunte per via orale, in quanto metabolicamente labili, dovrebbero inoltre essere iniettate a livello dell’articolazione, ad intervalli regolari ed in grandi quantità. Mediante un vettore, si riesce ad inserire a livello della sinovia geni in grado di codificare proteine con effetto potenzialmente terapeutico, che vanno ad accumularsi a livello della cavità articolare, dove devono espletare il loro effetto.

Il dott. Jay con altri ricercatori della Brown University hanno dimostrato che una proteina trovata nel liquido sinoviale, la lubricina, agisce come un ammortizzatore, una scoperta che potrebbe condurre a terapie più avanzate per l’artrosi. Per comprendere meglio le proprietà della lubricina hanno messo a confronto due campioni di liquido sinoviale, uno normale e l’altro prelevato ad una persona affetta da una rara malattia in cui l’organismo non produce lubricina. I ricercatori hanno inserito perline fluorescenti nel liquido, quindi hanno usato una videocamera per seguirne il movimento. Le tracce gli hanno permesso di calcolare la viscosità e le altre proprietà dei due fluidi. Hanno così scoperto che il liquido sinoviale è più efficace nel proteggere le articolazioni quando la lubricina può unirsi allo ialuronato, un sale anch’esso presente nel fluido sinoviale. Iniezioni di ialuronato sono già in uso per la cura dell’artrosi; i ricercatori adesso sperano che, unendo allo ialuronato anche la lubricina, se ne aumenterà il potere protettivo, proteggendo la cartilagine dall’usura.

Si è parlato inoltre dell’utilizzo del PRP (Platelet Rich Plasma) nel trattamento dell’artrosi. Il PRP è un prodotto autologo, ottenuto dal sangue periferico, caratterizzato da una elevata concentrazione di  piastrine, le quali, una volta attivate, sono in grado di liberare una grande quantità di fattori di crescita nel sito di lesione. Si pensa che  favorisca i processi riparativi attraverso la stimolazione della chemiotassi, della differenziazione cellulare e metabolica, accelerando così il processo di guarigione nei tessuti con un basso potenziale rigenerativo. È stato supposto che il PRP sia  in grado di stimolare la condrogenesi, ridurre i processi catabolici, regolare l’omeostasi articolare e ridurre l’infiammazione a carico della membrana sinoviale.Tuttavia i dati presentati dalla Dott.ssa  Battaglia non hanno evidenziato una sicura efficacia clinica del PRP somministrato per via intraarticolare nella artrosi di anca.

Un altro tema affrontato, è stato quello dell’utilizzo intra-articolare della morfina. Il riscontro, in modelli animali, di recettori per gli oppioidi a livello delle terminazioni nervose periferiche afferenti, ha posto il razionale per l’utilizzo clinico di tali farmaci mediante somministrazione topica, a livello periferico, allo scopo di determinare analgesia senza intercorrere negli effetti collaterali legati all’attivazione dei recettori a livello del SNC. L’impiego più diffuso è sicuramente quello della somministrazione intra-articolare dopo interventi di artroscopia di ginocchio. I dati attualmente presenti in letteratura sono discordanti.

Il potenziale utilizzo della tossina botulinica intra-articolare è stato presentato dalla Dr.ssa Boon della Mayo Clinic di Rochester (USA). La tossina botulinica previene il rilascio di Acetilcolina e altri neurotrasmettitori, che intervengono nel processo di contrazione muscolare, trasmissione del dolore e infiammazione. In diversi studi animali l’utilizzo della tossina botulinica ha mostrato risultati positivi in termini di riduzione del dolore. Anche alcuni case report riportano nell’uomo risultati promettenti. Il gruppo di ricercatori della Mayo Clinic ha condotto uno studio effettuato su 60 pazienti affetti da artrosi di ginocchio. I pazienti sono stati divisi in 3 gruppi: un gruppo è stato trattato con infiltrazione di corticosteroidi, gli altri due con la tossina botulinica al dosaggio di 100 e 200 U rispettivamente. L’infiltrazione è stata effettuata il giorno 1, i pazienti sono stati seguiti per 6 mesi, mentre la valutazione del principal outcome è stata effettuata a 2 mesi. I ricercatori hanno riscontrato un miglioramento in termini di dolore in tutti e tre i gruppi. Saranno necessari ulteriori studi, placebo-controlled, per validare la reale efficacia di tale trattamento.

Altri temi come la prospettiva di utilizzare sostanze come la la capsaicina ed i farmaci biologici sono stati affrontati durante il simposio.